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ROMA
AUMENTA il loro numero,
sono spesso messi ai margini di una società che li
dimentica perché non più produttivi. Vecchi,
malati cronici. Gravano sulle famiglie, oppure
sono parcheggiati negli ospedali o negli ospizi.
«Troppe volte ho sentito un anziano, disperato,
dirmi: "Non riesco a morire, mi aiuti a morire".
Non vorrei vedere mai più situazioni del genere».
Lo rivela Girolamo Sirchia, ministro della Salute,
che per questo ha inserito una proposta nel suo
piano sanitario: l´ospedale a casa per gli anziani
malati.
Ministro, qual è il
progetto?
«Ci siamo ispirati al
modello francese. In Francia l´assistenza
ospedaliera a domicilio funziona, egregiamente, da
diversi anni. L´idea è quella di dare agli
ospedali minori, che spesso ricoverano anziani
lungodegenti, un nuovo ruolo, di trasformare certe
loro parti in presidi territoriali a sostegno dei
medici di medicina generale, col compito di
portare a casa del paziente anche una diagnostica
semplice, laddove sia
possibile».
Medici e infermieri
itineranti?
«Il medico sarà a casa
del malato per aprire la sua cartella clinica, che
resterà comunque di competenza dell´ospedale, e
interverrà ogni volta che sarà necessario. La
maggior parte dell´assistenza sarà affidata al
personale infermieristico: gli anziani malati
vanno accuditi, lavati, medicati, aiutati a
nutrirsi».
Come risponderanno medici
e ospedali?
«Per ora fanno un po´ di
resistenza. Purtroppo un progetto del genere viene
vissuto, erroneamente, come una sorta di
declassamento dell´attività medica, mentre
alzerebbe di molto la qualità dell´assistenza a
chi, spesso, è costretto a estenuanti
pellegrinaggi per esami e terapie, con costi
enormi per la società e sofferenza per i malati.
Ma credo che basterà parlare, e tutto si
sistemerà».
Previsione di
spesa?
«Portare l´assistenza a casa
comporta un risparmio se si considera che una
normale giornata di degenza ospedaliera costa, in
media, tra i 420 e i 620 euro (800 mila - un
milione e duecentomila lire) mentre così si
scenderebbe a 155 euro (300 mila lire). Più che di
risparmiare, comunque, si tratta di spendere
meglio, di trasformare i costi della non
qualità».
Quali sono i pazienti
interessati al progetto?
«Quelli
affetti da patologie gravi, come i cardiopatici
cronici, i malati oncologici, quelli colpiti da
ictus, quelli affetti da artropatie croniche
invalidanti. Persone che, prima o poi, sono
destinate a finire nei cronicari. Una condizione
tristissima per gli anziani, sradicati dagli
affetti e dalle abitudini dell´ambiente
familiare».
Quanti sono i vecchi che
potrebbero usufruire di questo tipo di
assistenza?
«Gli
ultrasettantacinquenni rappresentano l´8% della
popolazione e sono, dunque, circa cinque milioni,
un milione e mezzo dei quali non è autosufficiente
e viene assistito, in qualche modo, dalla famiglia
o da altre strutture. L´ospedale a domicilio
interesserebbe un terzo di questi, almeno mezzo
milione di persone».
Quanto costa il
progetto?
«Abbiamo calcolato una
spesa intorno ai 7,75 miliardi di euro (15 mila
miliardi di lire) all´anno e, insieme col ministro
del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maroni,
stiamo studiando il modo migliore per trovare i
fondi».
Come hanno finanziato
l´ospedale a domicilio i paesi nei quali
funziona?
«In vari modi. La Germania,
per esempio, con i fondi assicurativi obbligatori,
l´Inghilterra è ricorsa alla tassazione. In ogni
caso questo è un problema che va affrontato
subito, non possiamo rimandarlo. Non si può
continuare a scaricare tutto l´onere sulle
famiglie. Tenere un anziano malato cronico in casa
e doverlo assistere può costare moltissimo, non
soltanto in termini economici ma anche e
soprattutto in rapporti e dinamiche familiari.
Vogliamo che qualsiasi intervento a favore degli
anziani malati arrivi davvero a chi ne ha bisogno
e per questo è necessaria una vera integrazione
tra assistenza sanitaria e sociale. Per gli
anziani, poi, intendo porre in primo piano la
prevenzione dell´invalidità che molto può fare per
evitare una vecchiaia tirata avanti nel peggiore
dei modi». |