La Stampa 17 Gennaio 2001 pagina 12

LA PROPOSTA DEL MINISTRO DELLA SALUTE 

«L´ospedale si sposta nelle case se il malato è grave e anziano»

ROMA 

AUMENTA il loro numero, sono spesso messi ai margini di una società che li dimentica perché non più produttivi. Vecchi, malati cronici. Gravano sulle famiglie, oppure sono parcheggiati negli ospedali o negli ospizi. «Troppe volte ho sentito un anziano, disperato, dirmi: "Non riesco a morire, mi aiuti a morire". Non vorrei vedere mai più situazioni del genere». Lo rivela Girolamo Sirchia, ministro della Salute, che per questo ha inserito una proposta nel suo piano sanitario: l´ospedale a casa per gli anziani malati. 


Ministro, qual è il progetto? 

«Ci siamo ispirati al modello francese. In Francia l´assistenza ospedaliera a domicilio funziona, egregiamente, da diversi anni. L´idea è quella di dare agli ospedali minori, che spesso ricoverano anziani lungodegenti, un nuovo ruolo, di trasformare certe loro parti in presidi territoriali a sostegno dei medici di medicina generale, col compito di portare a casa del paziente anche una diagnostica semplice, laddove sia possibile». 

Medici e infermieri itineranti? 

«Il medico sarà a casa del malato per aprire la sua cartella clinica, che resterà comunque di competenza dell´ospedale, e interverrà ogni volta che sarà necessario. La maggior parte dell´assistenza sarà affidata al personale infermieristico: gli anziani malati vanno accuditi, lavati, medicati, aiutati a nutrirsi». 

Come risponderanno medici e ospedali? 

«Per ora fanno un po´ di resistenza. Purtroppo un progetto del genere viene vissuto, erroneamente, come una sorta di declassamento dell´attività medica, mentre alzerebbe di molto la qualità dell´assistenza a chi, spesso, è costretto a estenuanti pellegrinaggi per esami e terapie, con costi enormi per la società e sofferenza per i malati. Ma credo che basterà parlare, e tutto si sistemerà». 

Previsione di spesa? 

«Portare l´assistenza a casa comporta un risparmio se si considera che una normale giornata di degenza ospedaliera costa, in media, tra i 420 e i 620 euro (800 mila - un milione e duecentomila lire) mentre così si scenderebbe a 155 euro (300 mila lire). Più che di risparmiare, comunque, si tratta di spendere meglio, di trasformare i costi della non qualità». 

Quali sono i pazienti interessati al progetto? 

«Quelli affetti da patologie gravi, come i cardiopatici cronici, i malati oncologici, quelli colpiti da ictus, quelli affetti da artropatie croniche invalidanti. Persone che, prima o poi, sono destinate a finire nei cronicari. Una condizione tristissima per gli anziani, sradicati dagli affetti e dalle abitudini dell´ambiente familiare». 

Quanti sono i vecchi che potrebbero usufruire di questo tipo di assistenza? 

«Gli ultrasettantacinquenni rappresentano l´8% della popolazione e sono, dunque, circa cinque milioni, un milione e mezzo dei quali non è autosufficiente e viene assistito, in qualche modo, dalla famiglia o da altre strutture. L´ospedale a domicilio interesserebbe un terzo di questi, almeno mezzo milione di persone». 

Quanto costa il progetto? 

«Abbiamo calcolato una spesa intorno ai 7,75 miliardi di euro (15 mila miliardi di lire) all´anno e, insieme col ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maroni, stiamo studiando il modo migliore per trovare i fondi». 

Come hanno finanziato l´ospedale a domicilio i paesi nei quali funziona? 

«In vari modi. La Germania, per esempio, con i fondi assicurativi obbligatori, l´Inghilterra è ricorsa alla tassazione. In ogni caso questo è un problema che va affrontato subito, non possiamo rimandarlo. Non si può continuare a scaricare tutto l´onere sulle famiglie. Tenere un anziano malato cronico in casa e doverlo assistere può costare moltissimo, non soltanto in termini economici ma anche e soprattutto in rapporti e dinamiche familiari. Vogliamo che qualsiasi intervento a favore degli anziani malati arrivi davvero a chi ne ha bisogno e per questo è necessaria una vera integrazione tra assistenza sanitaria e sociale. Per gli anziani, poi, intendo porre in primo piano la prevenzione dell´invalidità che molto può fare per evitare una vecchiaia tirata avanti nel peggiore dei modi».